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Arti visive, rassegne musicali, letterarie e teatro...
ANGELO ROBERTO Fiori
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BIOGRAFIA

Angelo Roberto Fiori nasce a Castelnuovo Garfagnana (Lucca) nel 1952 dove tuttora risiede e lavora. Insegnate di Educazione Artistica, si è diplomato all’Istituto d’Arte A. Passaglia di Lucca nel 1971 e all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1975. Inizia precocemente a disegnare e vive esperienze artistiche come decoratore e ritrattista in Italia ed in Inghilterra, conferendo, in seguito, al disegno il “…Significato primario della sua estetica, uno strumento per collegarsi alla tradizione, per svelare la struttura delle opere dei maestri e per recuperare l’immutabilità della forma, e...

Personale

“ L’analisi minuziosa delle tele ci consentirebbe di cogliere l’allarme di una mano che s’alza tra il baluginare delle stoffe, da l’andamento divisionistico di un costume, che nasce per tracce e per minuscoli tratti interni e che si smarrisce tra fiori e piume, cinture o simboli o appigli di nuvole che contribuiscono a creare intorno al personaggio un alone di quiete inquietante, mentre magari un paludamento solenne si chiude in basso nel trasalimento di antiche cromie “.

Prof. Dino Carlesi da “L’allarme di una mano”, Pienza, Palazzo Piccolomini, 2001

“…Le “ anime sbrindellate “ sono i personaggi del suo “ palcoscenico pittorico “, sopra cui fotogramma sopra fotogramma e senza richiami specifici particolari per un tale ambiente o per una certa epoca, il viandante e il nobile decaduto, lo gnomo e la cortigiana, l’eremita e il guerriero fissano lo scorrere del tempo intervallato da segni e segnali con venature surreali, da luci improvvise con danze violacee e d’azzurri e di rossi e di celesti incantati, in un “ insieme “ equilibrato e ricco di suggestione che porta chi osserva ogni lavoro (sempre esternato con estremo rigore compositivo), a compiere sulla stessa lunghezza d’onda dell’artista, un viaggio tra la fantasia e la realtà. D’improvviso una porta si apre su uno spazio orientale, quindi, più in là, ecco che affiorano tracciati medioevali, egizi: c’è un ritmo rinascimentale e la pittura percorre indifferentemente il binario dell’astrazione accostandosi poi delicatamente a concezioni figurali delicatissime intrise di lirismo…”.

Lodovico Gierut da “Anime Sbrindellate”, 1994

“..Anche tu hai il problema del moderno, prendi il moderno guardando il passato, prendi il moderno con dei soggetti che non sono moderni, come l’Armata Brancaleone, i Randagi Apuani, le Anime Sbrindellate, ecc; è una polemica che però è a favore del moderno, questo criticare un certo tipo di modernità è a favore, però, del voler essere moderni, cioè essere del proprio tempo.

Prof. Luciano Caramel dalla presentazione di “Scaduti e avariati”, 1998

“…Il pittore, inoltrandosi con “timorosa sicurezza” nell’immensità dei suggerimenti e delle riflessioni che il mondo reale e le sue proiezioni nel fantastico provocano nell’animo suo, riesce ad inserire in tante e generose offerte poetiche una punta di sapore ambiguo che, a mio avviso, è elemento non secondario nella sindrome dell’arte: di quella senza tempo cioè e senza condizionamenti che torna a fiorire ogni qualvolta nasce un talento capace di esprimerla. Fiori è uno di questi.

Tommaso Paloscia da “…E vensero su…”, 1999

Nella pittura di Angelo Roberto Fiori il colore è la nota dominante. Come fosse un universo autonomo, dove le forme e i segni appaiono e scompaiono soltanto per garantire compiutezza all’espandersi delle varie zone, al disegnarsi dei piani, al loro delimitarsi e chiudersi nelle campiture.
Il tutto sostenuto da una straordinaria tavolozza che non teme di soingersi dal rosa – freddo all’ocra, al blu, alla gamma dei verde smeraldo.

Ernesto Borelli da “Homo viator”, 2000

Fiori ha un’esperienza pittorica non indifferente che viene a far risaltare le sue doti di disegnatore e di elaboratore cromatico – doti notevoli che gli permettono di scandagliare i personaggi fino a smembrare quel tanto che c’è di vedibile in senso stretto – a favore di quello che c’è di osservabile in senso profondo.

Mario Rocchi da “La Nazione”, 2003


 

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