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Arti visive, rassegne musicali, letterarie e teatro...
Realizzazione monografia del Maestro Ernesto Altemura
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Volume d'arte
"Tutta l’arte di questa Versilia risente del graffio profondo che Lorenzo ha lasciato su queste colline e su questo mare. Mi direte: come si può lasciare un graffio su un territorio? Ve lo spiego: ci saranno mille occhi che hanno guardato le donne di Viani, le sue spiagge desolate, i suoi matti di Maggiano, i suoi volti alla Giacometti, e questi occhi le hanno ritrasmesse, queste immagini, hanno esaminato e ricordato i disegni che le precedettero, i colori che dettero loro vita, e, riparlandone, ne hanno fatto cultura e visione e maledizione insieme. Ecco: questa cultura visiva è il “graffio” è il lascito congenito di Viani che nessuno può copiare ma che tutti possono avvertire nell’aria e respirarlo.
Come tutti Ernesto Altemura ha avuto il suo avvio realista-vianesco, il suo confronto come esistenza delle cose e degli esseri umani che nel dopoguerra andò trovando il suo equilibrio e la sua misura. Ma già in quella fase vi era in lui una urgenza di andare oltre la mera trasposizione dei termini figurativi: il segno annunziava già tenerezze formali e personali e limpide ricerche di autonomia narrativa, quelle che poi si riveleranno nelle figure femminili, nei divani gialli eletti a simbolo di umana vitalità, nei cappotti rossi in attesa che qualcuno li indossasse, di cortili coi fili rossi, di pareti illuminate da piccoli ganci corde grucce oggetti pronti per essere recuperati in sede memoriale e fatti diventare “storia”.
Tante vicende sono chiuse nei limiti di una parete di cortile dove tutto può essere appeso e travolto, ma anche totalmente recuperabile come affettività umana: la pittura può esibire anche un gesto compiuto, una verità che è stata ed è scomparsa. Dal punto di vista del linguaggio Altemura non perviene al racconto traducendo sulla tela la linea verista del mobile o della donna, ma pone questi soggetti e se stesso nel centro della propria pittura, intrigandovi di colori e di segni sui fondali illuminati e facendo sì – per esempio – che le vesti liberassero i seni della donna attraverso un gioco di angoli e di rette debitrici ad una memoria cubista. Altemura si è posto fuori da ogni tendenza locale, la sua abituale impaginatura è ormai pregnante di vigore e originalità: il “fuoco centrale”, come io lo chiamo, è un barlume di vita, una luce intorno a cui la pittura costruisce se stessa con ritmi ed emozioni vibranti e controllate. Altemura nel quartetto rappresenta proprio la misura di una spassionata partecipazione ad una cronaca che appare effimera ma che lui riconduce ad un altro magistero e a valori consolidati."

 Dino Carlesi

"Ernesto Altemura ha con la realtà un rapporto di chiara adesione simpatetica, che si traduce in immagini molto evocative ma senza soverchie ricadute introspettive. Anzi, forse le sue scelte iconiche e lo stesso repertorio degli oggetti che entrano con maggiore frequenza nella composizione, depongono per una connotazione sociologica dell’immagine. Il mondo poetico, in definitiva, è quello quotidiano, con le sue “presenze” silenziose, confidenti, forse leggermente retrodatate, quanto a gusto epocale, e dunque appartenenti a un tempo passato, giusto lo spazio minimo perchè possano essere osservati con l’occhio della memoria, oltre che con lo sguardo del pittore che ne costruisce l’immagine puntando su un registro espressivo di nobile civiltà. Grazie a un disegno solido e gentile a un tempo, e a una materia morbida e velata che sa utilizzare le finezze dei semitoni, Altemura imprime al microuniverso domestico un respiro ampio e del tutto immune dalla retorica della solennità."

Nicola Miceli “Valenze dell’immagine”

"Di Ernesto Altemura conosciamo la materia disegnativi al limite del rigore più spigoloso, ma qui la memoria ha offerto la parvenza di una piccola gioia affidata ai nastri stranamente sventolati da lucertole in vena di propaganda! La “donna” non è assente neppure qui, ma le “spalline” napoleoniche e la coccarda colorata la rendono simbolo di una rivoluzione ancora tutta da recitare sul teatrino della falsa storia, quella che s’intravede lontano tra una lampada, una quinta e i drappi colorati.
Il gioco compositivo s’intreccia al gioco della lucertola che infrange le regole di una retorica generalmente affidata all’uomo e con ben altro clamore, e ora finalmente esibita, per assurdo, sul muro bianco della verità umana ancora tutta da ritrovare. Esiste un carnevale delle “divise” anche se le decorazioni sono fasulle. Anche le lucertole, sui muri, hanno le loro bandiere."

 Pier Carlo Santini “Homo Ludens”

 "….Un lungo colloquio con quel suo muro, forse uno del cortile tante volte invocato come spazio di memoria dove un rubinetto o un laccio appeso sono stati assunti spesso a pretesto per rimpianti accorati; per sollevare dal fondo di un archivio in disuso i momenti magari trascorsi senza particolari notazioni e che a distanza di anni tornano a mostrare aspetti distrattamente trascurati e divenuti preda del tempo. Ed è tempo crudele quello che si diverte ad ingigantire i valori di quegli istanti nella consapevolezza della loro irrecuperabilità. Un colloquio che diresti senza fine, fatto di sguardi retrospettivi alla vita vissuta e riproposta per episodi attraverso apparizioni che sembrano naturali ma stimolati da un pizzico di magia: un volto, un oggetto, una lucertola che si muove pigra sulla parete, simboli di situazioni e di episodi avvicendatisi nella storia che Ernesto Altemura ama ripercorrere, in quanto gli appartiene, arricchendola comunque coll’immaginario. Soprattutto con l’anima misteriosamente riflessa su quella superficie e che una sorta di incantesimo mette a nudo rivelandone le nostalgie risposte: tanti ricorsi di memoria di cui quegli oggetti quei volti sono punti di riferimento giacchè alludono a “storie” non rivelate ma che hanno lasciato segretamente il segno…. "

 Tommaso Paloscia “Quando la memoria si specchia nel magico muro di un cortile”

"….Gli anni seguitano a passare ed entrambi siamo ancora qui a fare i conti con la nostra storia personale: lui a scriverla con i quadri ed io a leggerla con le parole. E devo ancora cogliere i significati in queste ultime opere, identiche per le scelte tematiche e sempre nuove per la partecipazione umana che le pervade e che si tramuta – come deve accadere – in flussi positivi di segni e colori capaci di ricreare una realtà di per sé morta ma che attende sempre il miracolo della resurrezione. Altemura non usa mai l’enfasi coloristica per imporre un contenuto dipinto, anzi mi pare che si vada attenuando sempre più lo sfaldamento coloristico a favore di un segno funzionale e liricizzante, che penetra nelle vene di una scarpa o di una melagrana per estrarne un ennesimo segreto…. "

Dino Carlesi “ Una pittura che diviene sempre più autonoma”

 


Mostre personali e collettive recenti
1982 Personale, Galleria Il Pisanello, Pisa
1983 Personale, Villa Gori, Stiava, Lucca (retrospettiva 1960-1982)
1986 Personale “Ernesto Altemura. I volti intorno segno e colore”, Villa Gori, Stiava, Lucca
1995 XI Biennale Nazionale di Pittura, Città di Soliera, Soliera, Modena
1995 13 Artisti Toscani, Galleria Municipale, Montemor-O-Novo, Portogallo
1995 Biennale Nazionale di Pittura Cavola, Reggio Emilia
1995 Rassegna di Pittura “La Pucciniana”, Palazzo della Provincia, Lucca
1995 Valenze dell’Immagine, Palazzo Ducale, Massa
1995 Valenze dell’Immagine, Palazzo Ducale, Lucca
1995 VII Rassegna di Pittura EtruriArte 7, Venturina, Livorno
1996 Rassegna di Pittura Premio Breda, Pistoia
1997 Collettiva di Pittura, sala esposizioni “Arlecchino”, Lido di Camaiore
1998 Personale, Villa Gori Stiava, Lucca
2005 Collettiva di Pittura “Da Antignano a Punta Mesco”, Cittadella di Sarzana, Sarzana
2005 Collettiva "La Rotonda", Livorno
2005 Collettiva “Un Esempio di Buona Pittura", Centro Espositivo Agorà, Massarosa


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