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Realizzazione monografia del Maestro Vasco Gianninni
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Volume d'arte

"Si laureò in lettere presso l’Università di Firenze nel ’47 dopo aver fatto il sarto fino a vent’anni. La tesi che discusse in quell’occasione rivelava lealmente il tipo di interessi di cui ancora si nutre la sua appassionata ricerca fra gli antichi motivi culturali della sua gente: “Storia e cultura del Ducato lucchese”.
Vasco Giannini, nato a Massarosa, va sognando ancora quelle radici che gli appartengono e che lo stimolano a vivere fuori del tempo in maniera pacatamente anarchica rispetto alle mode ricorrenti dalle quali è turbata la società contemporanea. Aveva esercitato il giornalismo pubblicando nelle terze pagine (si chiamavano così quelle culturali) dei quotidiani della regione, compreso “Il Nuovo Corriere” diretto da Romano Bilenchi; aveva soggiornato per lunghi periodi a Parigi con borse di studio del governo francese, frequentando corsi presso la Sorbonne e l’Alliance Francaise per studiare il più compiutamente possibile i fatti che esaltano la civiltà del Paese amico. Di qui il confronto continuo, quasi ossessivo, con le proprie radici culturali. Poi d’un tratto, così come aveva fatto da giovanissimo quando, deciso a voltar pagina nella vita, aveva abbandonato la sartoria nella quale condivideva il lavoro col padre e col fratello, ancora una volta butta all’aria tutto quanto lo ha trascinato nel groviglio delle buone relazioni “socio-culturali”. E si fa pittore. In realtà Giannini dipingeva da sempre ma senza quell’impegno che usualmente sostiene le sue grandi imprese. E subito dopo i primi successi, la passione e l’impegno vengono fuori. Corrono gli anni sessanta e, oltre i ricordi di Lorenzo Viani che è considerato il padre di tutte le battaglie artistiche viareggine, c’è il Renato Santini che ha rinunciato al suo prestigioso ruolo di carrista del carnevale per dedicarsi esclusivamente alla pittura. E c’è Mario Marcucci che, nientemeno, ha vinto un Premio Bergamo!
A Massarosa in fine è rientrato un concittadino che, contrastato dai familiari nell’intenzione di farsi pittore, se ne era andato a Milano e vi si era affermato dipingendo e disegnando meravigliosamente. Si tratta di Virginio Bianchi. In questa situazione, dunque, che esalta la fantasia e invita giovani e meno giovani a sognare la gloria conquistabile con la propria creatività, si inserisce il pittore Vasco Giannini. Non è una partita facile quella che Vasco Giannini si accinge a giocare in un settore abitualmente cosparso di ostacoli palesi e occulti, in un’area nella quale ha sola battuta di spirito può anche demolire le speranze più legittime. Ma un temperamento forte, che non traspare da quel comportamento calmo e tranquillo e umile, sorregge le sue speranze e stimola l’artista a insistere fino al limite del sacrificio sulle nuove scelte. Così arrivano le prime affermazioni in mostre collettive e soprattutto nelle personali; e, insieme, i riconoscimenti di critici autorevoli, i tanti premi, alcuni dei quali sono davvero prestigiosi. E le immagini, soprattutto quelle muliebri che egli rappresenta in atmosfere fitte di ambiguità e di misteri malgrado l’iconografia precisa e asettica, sembrano seguire le medesime regole di quel suo comportamento; per cui assumono via via il ruolo di un messaggio criptico che viene da lontano e polarizza l’attenzione e la curiosità di quanti amano la decodificazione.
Ritengo che Giannini abbia trovato in queste rappresentazioni la via più congeniale su cui manifestare la propria grande preparazione culturale. Soprattutto coi suoi sentimenti profondi che non possono essergli letti sul volto, ma che scaturiscono dal senso delle sue parole ogni qualvolta egli sia in vena di parlare: di sé, del suo passato, dei suoi rapporti col mondo civile nel quale si muove in punta di piedi per non disturbare. La sua pittura ne coglie gli aspetti più significanti senza rilevarne tuttavia le motivazioni: forse per non provocare il sospetto che voglia darsi delle arie. E’ infondo un’autobiografia per immagini, nel senso di una confessione a se stesso per cui gli episodi pittorici riescono a riproporre gli stati d’animo – e solo quelli, volutamente- in cui sono maturati certi eventi, felici o no, lungo un duro ma affascinante cammino.
Ricordo la vasta antologica che il Comune di Massarosa realizzò non in omaggio al concittadino che si è fatto onore, ma alla sua pittura che, nei tanti quadri raccolti nella sale di Villa Gori, aveva modo di scoprire la gamma degli interessi estetici dell’artista. Una sensazione piacevolissima.
Sono trascorsi quasi quindici anni e ancora oggi, dinanzi a un dipinto di Vasco, torna a colpire la medesima sensazione di allora: una sorta di struggimento nel quale si scioglie ogni riserva cautelativa nel godere delle immagini. Quei ritratti femminili alla miniera della signora Arnolfini del Van Eyck – e nell’apprezzarne i valori che vi affollano. Perché sono valori senza tempo."

Tommaso Paloscia


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